Ghiacciai alpini: la crisi accelerata che minaccia le risorse idriche
I ghiacciai delle Alpi stanno scomparendo a un ritmo senza precedenti. Tra il 2022 e il 2023, hanno perso il 10% del loro volume residuo, una percentuale equivalente a quella registrata in 30 anni tra il 1960 e il 1990. Questo dato, rivelato dal docente Massimo Frezzotti (Università Roma Tre), svela un’accelerazione drammatica: dal XIX secolo a oggi, i ghiacciai alpini si sono ridotti del 65%, raggiungendo dimensioni non viste negli ultimi 7.000 anni.
Impatto climatico e idrico
La causa principale è il riscaldamento globale, con temperature alpine in aumento di 0,5°C ogni decennio – un tasso doppio rispetto alla media mondiale. Questo fenomeno riduce le precipitazioni nevose e prolunga la stagione di fusione, spesso fino a ottobre. I ghiacciai, serbatoi d’acqua dolce che contengono il 70% delle risorse idriche globali, stanno perdendo la loro capacità di regolare i flussi idrici durante le siccità.
Prospettive allarmanti
Se le emissioni di gas serra non verranno ridotte entro il 2050, i ghiacciai alpini potrebbero ridursi al 20% del volume attuale entro la fine del secolo, confinati alle quote più elevate. In Svizzera, già nel 2023 si è registrata una perdita del 2,5% della massa glaciale, nonostante un inverno nevoso, con il ghiacciaio dell’Aletsch (Patrimonio UNESCO) a rischio scomparsa entro il 2050.
Il ghiacciaio dei Forni (Lombardia) ha perso il 50% in più di spessore nel 2023 rispetto al 2022, con un ritiro frontale di 139 metri nell’estate 2022. In Svizzera, il biennio 2022-2023 ha visto una perdita di ghiaccio equivalente a 1,3 milioni di piscine olimpioniche, superando il 6% del volume glaciale.
Legambiente ha lanciato un Manifesto per una governance internazionale, proponendo azioni urgenti per proteggere questi ecosistemi e le risorse idriche collegate. Senza interventi, la scomparsa dei ghiacciai non sarà solo un simbolo del cambiamento climatico, ma una crisi concreta per agricoltura, ecosistemi e comunità
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