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Processo Smog e diritto all’aria pulita: Torino Respira vuole andare fino in fondo

Torino Respira

Processo Smog e diritto all’aria pulita: Torino Respira vuole andare fino in fondo

C’era grande attesa per il Processo Smog di Torino. Il proscioglimento degli amministratori pubblici della città e della Regione Piemonte (sostanzialmente accusati di non aver fatto abbastanza contro l’inquinamento) è stato un duro colpo. La sfida di portare in Tribunale il problema dell’inquinamento è ancora troppo ardita?  

Ambiente in Salute è andata a sondare che aria tira in questi giorni nel Comitato Torino Respira, che per il forte impegno sul territorio, era stato riconosciuto parte civile nel Processo Smog.

Intervista al presidente del Comitato Torino Respira Roberto Mezzalama

Dalle parole del Presidente Roberto Mezzalama, e dalle considerazioni dal pool legale, emerge chiaramente che il proscioglimento degli imputati non abbia in alcun modo fiaccato l’azione del Comitato. Anzi, tutt’altro.

L’impressione è che la battaglia proseguirà con forza. Sia nelle aule dei Tribunali sia sul territorio con idee molto chiare e proposte da mettere sul tavolo dei decisori sostenute da una base di cittadini sempre più ampia. E soprattutto sempre più motivata a far rispettare il diritto costituzionale a respirare aria pulita.

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Presidente Mezzalama, cosa vi ha spinto ad agire contro le Istituzioni ritenute responsabili dell’inquinamento dell’aria?

La legge, almeno sulla carta, stabilisce responsabilità precise riguardo la riduzione delle emissioni di inquinanti in atmosfera. Nella pratica amministrativa e politica questa assunzione di responsabilità non avviene.  Quindi, dal nostro punto di vista, è necessario un chiarimento su un terreno diverso da quello della politica rispetto alla effettiva cogenza di queste responsabilità.

In sostanza, dunque, quello che ci ha spinto ad agire è che seppur la la legge stabilisca che ci siano responsabilità in capo agli enti locali, in particolare alla Regione e ai Comuni, nella pratica però queste responsabilità non vengono assunte.  Quasi unanimemente nel campo della politica questa cosa viene considerata normale o non viene particolarmente censurata.

Sono già state incardinate cause legali come la vostra in Italia o nel resto del Mondo?

In Italia ci sono state cause simili ma molto limitate e sono state tutte precedenti all’approvazione dei nuovi ecoreati che sono stati approvati nel 2015. Pertanto, non è neanche possibile immaginare che ci sia una grande una grande casistica. Nel mondo ci sono state nel mondo la situazione normativa è molto e molto diversa però ci sono state le class action che sono state fatte da cittadini sui temi della qualità dell’aria.

Sappiamo che singoli cittadini si sono rivolti alla giustizia ma non abbiamo notizie particolari di azioni penali che siano state intraprese utilizzando appunto la normativa penale in altre parti del mondo”.

Quali azioni le amministrazioni Comunali e i cittadini dovrebbero porre in essere per migliorare la qualità dell’aria?

“Partiamo da una considerazione.  Le fonti di emissioni di inquinanti in atmosfera sono diverse in diverse nel mondo ed anche ovviamente in Italia. Se prendiamo in considerazione una città come Torino vediamo che i 3/4 delle emissioni di biossido di azoto e di particolato in qualche modo sono legate al traffico.

Quindi le misure principali che dovrebbero prendere sono legate alla riduzione del traffico, quindi soprattutto la riduzione dell’uso dei mezzi di trasporto individuali a favore del trasporto collettivo e a favore della mobilità attiva. Quindi, meno auto, più autobus, tram metropolitane biciclette monopattini. Questo sicuramente da un lato dall’altro lato ci sono delle considerazioni che riguardano altre fonti uno è sicuramente sono gli impianti di riscaldamento.



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Un’altra misura di cui non si parla quasi mai invece è legata all’agricoltura. L’agricoltura è responsabile dell’emissione per il 95% dell’ammoniaca che è presente in atmosfera e dunque responsabile del particolato secondario, cioè del particolato che si forma in atmosfera.

Gli altri due sono il biossido di zolfo e biossido di azoto e quindi se non si agisce contemporaneamente sul traffico che è la principale causa di emissioni di ossidi di azoto”.

Il Processo Smog: analisi e prossimi passi legali. Parla l’avvocato Marino Careglio

Addentrandoci nei risvolti legali del Processo Smog, l’avvocato Marino Careglio, difensore del Comitato Torino Respira, ha risposto alle domande di Ambiente in Salute.

Marino-Careglio Processo Smog e diritto all'aria pulita: Torino Respira vuole andare fino in fondo

Avvocato, quali saranno i vostri prossimi passi relativamente al processo Smog?

“La fase predibattimentale del cosiddetto Processo Smog si è sviluppata nell’arco di due udienze. Nella prima il giudice ha verificato la costituzione delle parti e ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile del Comitato Torino Respira alla luce della costante e diffusa attività svolta sul territorio a tutela della qualità dell’aria della città.

All’udienza successiva si è discusso sulla richiesta dei pubblici ministeri, richiesta a cui abbiamo aderito anche noi, di passare alla fase dibattimentale del processo.

Le difese, invece, hanno chiesto il proscioglimento degli imputati e il giudice ha prosciolto gli imputati, riservandosi il deposito della motivazione della sentenza nei successivi 90 giorni.

Quali saranno i prossimi passi?

“Adesso siamo in attesa del deposito della sentenza leggeremo le motivazioni che hanno indotto il giudice ad emettere la sentenza di proscioglimento che noi non condividiamo.

Non la condividiamo in quanto riteniamo che ci fossero tutti i presupposti giuridici per passare alla fase dibattimentale. E quindi, ovviamente, ci riserviamo di leggere le motivazioni ma sicuramente presenteremo una memoria ai pubblici ministeri per richiedere loro di impugnare la sentenza di proscioglimento. Dunque, i prossimi passi saranno i seguenti. Attendiamo deposito della motivazione nei 45 giorni successivi al deposito dell’istanza della motivazione della sentenza i pubblici ministeri hanno la possibilità di impugnare la sentenza e quindi insomma noi confidiamo che i pubblici ministeri vogliano fare appello.

E quindi insomma andremo a ridiscutere la questione davanti alla Corte d’appello”.

Cosa comporta per Torino Respira essere stata ammessa come parte civile?

“Con la costituzione di parte civile, noi siamo diventati parti del processo insieme ai pubblici ministeri, agli imputati e quindi se i pubblici ministeri impugnano la sentenza saremo parte del processo anche nella fase successiva del giudizio.

La costituzione di parte civile era finalizzata a chiedere al giudice la condanna al risarcimento del danno morale di immagine che ha patito il Comitato Torino Respira. Questo, in quanto le condotte inadeguate tenute dagli amministratori che avevano una posizione di garanzia in materia di tutela della qualità dell’aria, hanno frustrato lo scopo sociale del Comitato. Lo scopo, che è appunto quello di tutelare la qualità dell’aria e frustrato anche appunto la diffusa attività svolta in concreto sul territorio a tutela della qualità dell’aria”.

La “Causa di Chiara”: ammalarsi di smog

Torino Respira è anche impegnata in un procedimento civile sostenendo la “Causa di Chiara” (nome di fantasia per tutelare l’anonimato della famiglia della minore ammalatasi per i danni causati dallo smog).

Il Comitato di Torino Respira insieme all’Associazione internazionale Clientes sta, infatti, sostenendo sul piano scientifico e giuridico, un’azione civile promossa dai genitori di un bambino che ha contratto gravi patologie polmonari a causa della esposizione ad elevati concentrazioni di inquinanti.

L’azione giudiziaria

“Nell’azione giudiziaria – spiega l’avvocato Giuseppe Civale che insieme a Luigi Gili rappresenta la famiglia genitori chiedono che venga accertato il diritto fondamentale del proprio minore a respirare un’aria sana e pulita e la condanna della Regione per la responsabilità derivante nella causazione di tali patologie, a fronte della violazione dell’inadempimento dell’obbligo di risultato che, in base alle disposizioni normative e della normativa comunitaria e nazionale, impone all’Ente di tutelare la qualità dell’aria e adottare quelle misure idonee a contenere le concentrazioni di inquinanti al di sotto di determinati limiti normativi.

Con l’azione, sulla base di articolate consulenze epidemiologiche e medico legali si sostiene che tale inadempimento e la conseguente esposizione a concentrazioni di inquinanti fuori legge abbia determinato le patologie contratte dal minore”.

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Causa unica in Italia per l’inadempienza delle istituzioni

La causa contiene, nella formulazione, una domanda generica di condanna al risarcimento dei danni. Ma non è certo questo l’obiettivo che i genitori si sono posti con questa causa. Causa che trova, invece, fondamento nella affermazione di un diritto e dell’accertamento di una responsabilità di un ente che è rimasto inadempiente a un obbligo preciso per l’inefficacia. Oppure, ancora, l’assenza di azioni idonee a determinare la garanzia di quella diritto a un’aria sana e pulita. Il procedimento è giunto alla fase istruttoria.

Il giudice ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio proprio mirata alla misurazione degli inquinanti, ad accertare quindi il superamento dei valori nelle zone di residenza del bambino.

Si tratta questa di una causa, forse al momento, unica in Italia. Non ci sono altre iniziative giudiziarie mirate a contestare l’inadempimento degli enti locali. Qui si afferma, oltre che il diritto del minore, l’accertamento di una responsabilità specifica e al collegamento causale tra l’inadempimento delle emissioni colpose contestate e la captazione di un danno alla salute”.

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